giovedì 31 dicembre 2009

In Umbria arriva lo screening per i neonati, per individuare in anticipo le malattie congenite


In Umbria da gennaio 2010, tutti i neonati saranno sottoposti ad uno screening che permetterà di individuare precocemente le malattie congenite. I nuovi arrivati dovranno sottoporsi a 40 esami che permetteranno di individuare precocemente altrettante malattie congenite, i cui sintomi si manifestano in genere più avanti, quando le conseguenze sullo stato di salute sono poi irreversibili.
Questo screening neonatale, esteso a tutto il territorio regionale - si legge in un comunicato stampa diffuso dalla Regione - è frutto dell'intesa tra la Direzione regionale alla Sanità e Servizi sociali della Regione Umbria e l’Azienda Ospedaliera “Meyer” di Firenze per la rete regionale umbra dei servizi pediatrici.
L’accordo si inserisce nell’ambito della gestione della mobilità sanitaria che le Regioni Umbria e Toscana hanno stipulato dal 2004. Grazie ai test a cui saranno sottoposti in ospedale i neonati e che devono essere eseguiti nelle prime ore di vita, sarà possibile individuare e curare precocemente malattie congenite, che potrebbero, altrimenti, avere gravi conseguenze sullo sviluppo psicomotorio e sull’accrescimento del bambino.
È questo, spiegano dalla Direzione regionale alla Sanità e Servizi sociali, il settore principale della collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Meyer di Firenze, che rientra nell’intesa più ampia siglata tra le due Regioni.
La collaborazione e l’integrazione fra le due reti regionali, si rileva ancora dalla Direzione regionale alla Sanità e Servizi sociali, possono consentire, attraverso la condivisione di esperienze, conoscenze e buone pratiche, un ulteriore miglioramento dell’accessibilità, dell’appropriatezza e della qualità dell’assistenza pediatrica nelle due regioni.
L’Azienda ospedaliera “Meyer”, inoltre, estenderà anche alle altre strutture sanitarie umbre le esperienze d’integrazione organizzativa attivate nelle strutture del proprio bacino di competenza, favorendo in tal modo un nuovo arricchimento nei contenuti tecnici e nella condivisione di percorsi trasversali alle varie forme di assistenza. Sono previsti periodicamente incontri per confrontarsi e consultarsi per promuovere uno scambio di esperienze, integrazione delle attività e collaborazione multiprofessionale.

Chi mangia veloce rischia il diabete


Chi mangia “fast” sbaglia. La ricercatrice Julie Palmer, presso la Boston University del Massachusetts, ha studiato gli effetti a lungo termine dell'abitudine di consumare pasti veloci e squilibrati, e le ripercussioni che tale abitudine potrebbe avere per la salute. Così è arrivata alla conclusione che si è più esposti al diabete. La Palmer, ha pubblicato i risultati della suo studio sull'American Journal of Clinical Nutrition.
La ricerca ha preso in esame oltre 40.000 donne per un periodo di 10 anni, seguendo il loro stile di vita attraverso questionari sulle abitudini alimentari e sull'attività fisica svolta, integrando tutto ciò naturalmente con visite mediche a scadenza regolare.
E' emerso, infatti, che le donne che mangiano spesso nei fast food – una o due volte a settimana – sono nella maggior parte dei casi in sovrappeso, avendo accumulato nel corso dei 10 anni dello studio un buon numero di chili in eccesso, e presentano pertanto, un rischio di insorgenza del diabete molto più alto, quasi il doppio, delle altre donne che di rado sono tentate da hamburger e patatine fritte.
L'alimentazione dei fast food, unita alla velocità della consumazione, che annulla o riduce di molto il normale senso di sazietà, sono le cause più evidenti per l'aumento del rischio di diabete.
Oltre a non mangiare troppo è importante scegliere cibi sani, dando la giusta importanza alla masticazione.

La sciatica, cause e come comportarsi


E' un disturbo legato alla sofferenza del nervo sciatico che si manifesta con dolore lungo il suo decorso dalla zona lombare agli arti inferiori. In termine scientifico il sintomo doloroso prende il nome di sciatalgia. La sciatica compare negli adulti e tende ad aggravarsi nella terza età; in particolare, nelle donne l'infiammazione del nervo sciatico è tipico dell'età postmenopausale.
L'affezione, infatti, è dovuta nella maggiro parte dei casi all'artrosi della colonna vertebrale nel suo tratto lombare, cioè nel punto in cui dalla spina dorsale fuoriescono i fasci del nervo sciatico. Nel corso degli anni, i dischi intervertebrali, cioè quegli "spazi divisori" che separano le vertebre tra loro e proteggono i nervi, tendono ad assottigliarsi e a indurirsi.
Quando il nervo sciatico viene compresso alla sua origine, cominciano i disturbi. Il dolore può essere avvertito lungo tutto il territorio di innervazione del nervo sciatico oppure solo in alcune di queste zone.
La sciatica può essere causata da intossicazione dei nervi.
Un dolore di sciatica può essere affrontato anche con il riposo. Però, non appena la schiena si blocca per il dolore, una volta accertata la diagnosi di sciatalgia, conviene rivolgersi al medico.
Per prevenire la sciatica, ed in particolare i disturbi della colonna vertebrale si può fare qualcosa. Ma è importante cominciare da giovani.
Le cattive posizioni (spalle curve e in avanti), e soprtatutto gli sforzi fisici intensi possono favorire la comparsa di alterazioni dei dischi intervertebralu e quindi l'affezione nervosa.
A tutte le età, è opportuno un pò di ginnastica: più intensa da giovani e più blanda anche solo qualche esercizio di allungamento della muscolatura (stretching) in età più matura. Per la terapia, la sciatica può essere controllata, quando il dolore non è troppo intenso, con trattamenti fisioterapici indicati dal medico e con farmaci antinfiammatori.
Solo se i dolori diventano insopportabili, e compromettono la normale deambulazione, al soluzione per la sciatica da compressione nervosa può essere un intervento chirurgico.

Il Ginseng, ha molteplici proprietà ed è anche un buon afrodisiaco


E' una pianta cosiddetta adattogena, cioè in grado di portare l'organismo in uno stato di migliore resistenza aspecifica, tale da contrastare meglio i fattori di stress quindi di potersi meglio adattare a condizioni di carico straordinario. Il Ginseng è anche in grado di ridurre il colesterolo totale, senza apprezzabili modifiche della frazione HDL e dei trigliceridi. Pare che esso sia dotato di valida azione contro i radicali liberi. Aumenta la forza di contrazione del muscolo cardiaco, con un progressivo rallentamento della frequenza cardiaca, aumenta l'afflusso di sangue nei corpi cavernosi del pene e ciò potrebbe spiegarne l'effetto afrodisiaco, del ginseng indiano, molto considerato nella medicina Ayurvedica.
L'Ashwagandha è quindi una pianta che si rivela essere un rimedio adattogeno a largo consumo, per le sue diverse proprietà benefiche.
Ancora recentemente la Withania somnifera è stata oggetto di ricerche sperimentali e sui soggetti malati di osteoartrite, è stata riscontrata una riduzione del dolore e della disabilità. Altri ricercatori, inoltre, ritengono che essa possa svolgere una funzione anti-tumorale. Anche se al momento non sono disponibili dati sull'eventuale tossicità.
In Italia, questa pianta si trova sottoforma di estratto secco delle radici, in quanto i semi sono stati inseriti nell'elenco dei prodotti non vendibili in erboristeria a seguito di un Disegno di legge del 1996. Comunque, come è opportuno, gli esperti mettono in guardia da eventuali cure "fai-da-te". Come per qualsiasi rimedio, infatti, ci possono essere interazioni o effetti indesiderati su soggetti predisposti e in caso di assunzione di elevati dosaggi.

mercoledì 30 dicembre 2009

La Celiachia e i buoni spesa Asl


La malattia celiaca (enteropatia da glutine), con la sua variante detta dermatite erpetiforme, è una condizione primitiva e permanente di intolleranza ad alcune proteine presenti in determinati cereali (segale, orzo, frumento, avena), sostanze vegetali i cui derivati sono molto rappresentati nell'alimentazione giornaliera.
Questa malattia può colpire tutte le età ed è causata da un'insieme di fattori genetici e ambientali.
La diagnosi viene fatta attraverso indagini sul sangue e il prelievo di una piccola quantità di mucosa intestinale per l'esame istologico.
L'unica terapia da seguire per un periodo indefinito, è una corretta dieta, che prevede l'esclusione di quei cereali e loro derivati contenenti le proteine responsabili dell'insorgenza della malattia.
Non esistono sintomi tipici di celiachia. I sintomi sono generici: diarrea intermittente e dolori addominali, ma possono anche non presentarsi.
Altri sono irritabilità, depressione, disturbi gastrici, dolori articolari e muscolari, manifestazioni cutanee o anemia da carenza di ferro, che è il sintomo più comune.
Per i malati di celiachia, sono stati approvati i buoni spesa Asl in 76 punti vendita Coop Adriatica in E-R: riguardano in regione quasi seimila persone intolleranti al glutine.
Gli interessati possono utilizzare per gli acquisti i tagliandi rilasciati dalle aziende sanitarie anche in nove iper e 67 supermercati a Bologna, Ravenna, Rimini e Forli'-Cesena. La sperimentazione, tra il 2007 e il 2008, ha interessato otto negozi Coop a Bologna e ha visto un incremento del 98% delle vendite di prodotti per celiaci. Fino ad allora, i buoni Asl potevano essere spesi solo nelle farmacie.

La carbossiterapia per perdere peso


E' arrivata, una nuova tecnica a base di anidride carbonica, per ridurre il peso corporeo e combattere così l'obesità.
Questo è il risultato di una ricerca, condotta dall'Università di Siena e descritta dal quotidiano inglese "Daily Mail".
Per gli studiosi italiani, la "carbossiterapia" presenta numerosi vantaggi.
"La CO2 è prodotta naturalmente dalle cellule del nostro corpo. E' assorbita rapidamente attraverso il flusso sanguigno ed espulsa tramite il fiato e i polmoni, pertanto, non rappresenta un pericolo iniettarne piccole quantità".
Inoltre, la tecnica efficace e non complessa.
Si praticano (tramite sottili siringhe) iniezioni nelle aree sensibili: cosce, ginocchia ed addome. Così, "Il gas si diffonde nel circuito circostante, causando una dilatazione dei vasi sanguinei, che porta ossigeno e altri nutrienti alle cellule". La CO2 uccide, così facendo, le cellule grasse, mentre l'ossigeno elimina il fluido presente tra le cellule. Questo inganna il corpo umano, che riduce il grasso in eccesso.
I ricercatori senesi comunicano che i primi esperimenti hanno portato ad un esito positivo. I test sono stati condotti su 48 donne italiane ed hanno portato ad una riduzione media di 2 cm delle cosce, 1 centimetro dalle ginocchia e 3 centimetri della circonferenza dello stomaco.
Il test, prossimamente sarà effettuato su volontari in sovrappeso, e monitorato dall'americana Northwestern University.

Il Ginkgo Biloba non ha effetti sul declino cognitivo associato all'età e i disturbi neurodegenerativi


Gli anziani che utilizzano prodotti erboristici a base di Ginkgo Biloba per molti anni non vedono rallentato il proprio declino cognitivo se confrontati con soggetti equivalenti che assumono placebo. Questa scoperta arriva da uno studio pubblicato sulla rivista JAMA.
"L'estratto di Ginkgo Biloba è venduto in tutto il mondo e utilizzato per migliorare, prevenire e ritardare il deficit cognitivo associato all'età e i disturbi neurodegenerativi come l'Alzheimer", scrivono gli autori. Infatti, negli Stati Uniti, ma maggiormente in Europa, i preparati a base di Ginkgo Biloba rappresentano il trattamento erboristico più diffusamente utilizzato per prevenire il declino cognitivo legato all'età”.
Beth E. Snitz e colleghi dell'Università di Pittsburgh hanno analizzato i risultati dello studio denominato Ginkgo Evaluation of Memory (GEM) per determinare se gli estratti della pianta siano in grado di indurre un rallentamento del declino cognitivo in pazienti anziani con un livello cognitivo normale o un lieve deficit all'inizio dello studio.
In prededenza invece, secondo lo stesso studio era stato evidenziato che l'estratto di Ginkgo Biloba non fosse efficace nel ridurre l'incidenza della demenza da Alzheimer o di ogni altra forma.
Ma grazie all'ultima ricerca, non sono state riscontrate differenze negli effetti del trattamento per età, sesso, etnia, educazione o stato cognitivo di base.
"In definitiva, non c'è evidenza del fatto che Ginkgo biloba rallenti il ritmo del declino cognitivo negli anziani. Questi risultati sono in accordo con precedenti studi minori sulla prevenzione del declino cognitivo o sulla facilitazione delle prestazioni cognitive e con la revisione Cochrane del 2009 per demenza e deficit cognitivo."

Attenzione all'influenza A, non sempre si manifesta con dei sintomi


Su dieci persone infettate dal virus H1N1, soltanto due sono state "intercettate" dai medici sentinella. Le altre 8 non hanno manifestato sintomi. Infatti le persone colpite dalla nuova influenza A potrebbero essere più numerose di quanto si poteva immaginare dalle rilevazione fatte dalle autorità internazionali. Una ricerca condotta in Francia e pubblicata online sulla rivista "Plos Current Influenza", su 500 donne incinte di età compresa fra 20 e 39 anni. Le future mamme, tra l'altro giovani, sono la rappresentazione di una delle categorie per l'attuale pandemia.
La notizia è stata pubblicata sul quotidiano d'Oltralpe "Le Figaro", che rileva l'esistenza di una quota di "sommerso" 4 volte superiore al numero di malati arrivati all'attenzione dei medici.
Il virologo Fabrizio Pregliasco, dell'Università di Milano, afferma che - non stupisce e dimostra che la Nuova influenza A non è particolarmente virulenta. Anzi è meno pericolosa della stagionale, che in genere fa registrare una "fetta" di sommerso due volte superiore ai casi diagnosticati".
Va comunque detto che se da un lato l'influenza A è molto contagiosa ma poco violenta, dall'altro è la prima volta che si mostra tanta aggressività nei confronti dei felini. È successo in America, ma anche in Italia. Il virus prima si è diffuso fra i gattini, soprattutto con sintomi grastrontestinali. Poi si sono ammalati gli esemplari più anziani, che hanno sviluppato complicanze respiratorie. Le analisi del sangue hanno poi mostrato la presenza di anticorpi nel 55% degli animali, a dimostrazione che il virus si è poi diffuso da gatto a gatto. "È inutile avere paura degli animali domestici. In questo caso il gatto è il bersaglio del contagio. Ma non c'è pericolo che il gatto infetti la persona", conclude Pregliasco.
Dall'OMS arriva l'invito a non sottovalutare la malattia. "È troppo presto per affermare che si è superato il picco della pandemia di influenza a livello mondiale", ha dichiarato in un'intervista rilasciata al quotidiano svizzero "le Temps" Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità. "In alcuni paesi dell'emisfero nord come Canada e Stati Uniti, si è superato il picco della seconda ondata della pandemia. Ma gli altri paesi non sono a questa fase. L'inverno è ancora lungo". "Occorre non abbassare la guardia e osservare l'evoluzione della pandemia dai sei ai prossimi dodici mesi prima di cantare vittoria", ha informato ritenendo che non sia possibile stilare un bilancio sull'impatto del virus H1N1 "prima di due anni".

La legge Basaglia sulla psichiatria deve essere rivista: è l'appello del ministro Carfagna


Dalle pagine del quotidiano "la Stampa", il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, fa sapere: E' possibile rivedere la legge Basaglia e "sono favorevole a riaprire il dibattito", è stata l'apertura del ministro, che ha raccolto l'immediato plauso delle associazioni. Questo gesto è stato molto apprezzato anche dalla Società italiana di psichiatria (Sip), che però ha precisato: bene una revisione se si tratta di un miglioramento della legge, ma "no" a qualunque tentativo di stravolgere lo spirito della norma. Ed infatti, proprio lo spirito della 180 ha portato ad un cambiamento epocale che ha fatto della legge italiana una di quelle riconosciute come più all'avanguardia: ha sancito la fine dei manicomi e l'inizio dell'assistenza sul territorio. Questa legge nota anche come la 180, è da trent'anni al centro di polemiche. Essa venne approvata dal Parlamento il 13 maggio 1978. Fù una legge rivoluzionaria che attraverso nuove regole per il trattamento delle malattie mentali voleva porre fine ai manicomi, tanto combattuti dal suo relatore Franco Basaglia, il portavoce del movimento dell'antipsichiatria. La legge che prevede "Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori" ha sancito il superamento dei manicomi (ma l'ultima struttura manicomiale pubblica è stata chiusa solo alla fine del 2002), che negli anni Settanta furono coinvolti per frequenti episodi di violazione dei diritti umani. Oltre al divieto di eseguire nuovi ricoveri, la legge ha istituito i centri di salute mentale e ha indicato i servizi territoriali come le strutture preposte al trattamento e controllo dei malati. Nel 2006, la legge Basaglia è stata presa come punto di riferimento anche da una risoluzione dell'Europarlamento, che chiedeva una profonda riforma della strategia europea sulla salute mentale. Purtroppo però, in questi anni il provvedimento non ha avuto alcun risvolto.
Le associazioni dei familiari dei malati, lamentano gravi carenze assistenziali e l'inadeguatezza delle strutture presenti sul territorio. Sono infatti circa 700 i Centri di salute mentale (Csm) in tutta Italia (di cui 16 attivi h24). La presenza dei Csm non è neppure omogenea sul territorio e si registrano forti differenze nei servizi tra le varie regioni.
Sono, inoltre, presenti 1.045 strutture residenziali. Lo psichiatra Massimo di Giannantonio, membro del direttivo della Società italiana di psichiatria (Sip), commenta le dichiarazioni del ministro Carfagna con la premessa, "é innanzitutto quella che la legge va applicata affinchè funzioni". " Era ora commenta il vicepresidente dell'Arap (Associazione per la riforma dell'assistenza psichiatrica) Emilio Covino - che la politica si accorgesse dell'esigenza di una revisione della legge sulla psichiatria in Italia. Con l'introduzione della legge 180, infatti, la vita delle famiglie che hanno un parente malato non è migliorata, perchè si trovano a dover affrontare molti problemi, tra cui quello del trattamento terapeutico, completamente da sole". Per questo, spiega, "appoggiamo un ddl promosso dal pdl e che dovrebbe presto essere calendarizzato in commissione Sanita": il provvedimento prevede, tra l'altro, che il trattamento sanitario obbligatorio non sia limitato nel tempo ma abbia una durata congrua alle singole situazioni e possa anche essere prolungato".

In Sicilia Russo comunica che sarà garantita transizione del servizio 118


Il servizio di emergenza-urgenza su tutto il territorio regionale sarà interamente garantito anche dal primo gennaio 2010 e dopo la scadenza dell'attuale convenzione con la SISE. Massimo Russo assessore regionale della Sicilia, ha infatti incaricato il presidente della SEUS (Sicilia emergenza urgenza sanitaria), Michele Bonfiglio, di prendere le iniziative necessarie affinchè continui ad essere espletato nella sua interezza ed integralita' il servizio di trasporto per l'emergenza-urgenza e di concordare con la SISE i modi e costi nel rispetto dei criteri di economicità, efficacia ed efficienza, affinchè venga garantita la fase transitoria che prevede, nel giro di tre/quattro mesi, il passaggio del personale e dei mezzi dalla SISE alla nuova società consortile a capitale interamente pubblico che assicurerà la nuova gestione del servizio di emergenza d'urgenza.
L'assessore siciliano, ha anche incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori del 118 ai quali ha dato consistenti garanzie occupazionali e contrattuali (saranno previste le 36 ore settimanali di lavoro anzichè le 30 attuali) in vista del passaggio dalla SISE alla SEUS.
I sindacati a loro volta, hanno dimostrato grande senso di responsabilità a conferma del fatto che quando si condivide l'obiettivo finale anche il confronto produce risultati positivi e proposte concrete. Quest'ultimi, hanno manifestato piena soddisfazione per il modo in cui sarà garantita questa delicata fase e hanno offerto la loro piena disponibilità a favorire il graduale passaggio del servizio alla SEUS.
L'assessore Russo, intanto, come prescrive la legge, ha indicato i nomi dei componenti del collegio dei revisori dei conti che sono di competenza dell'assessorato regionale alla Sanità. La nomina avverrà dopo la verifica dei requisiti di legge e il successivo parere della prima commissione legislativa dell'ARS

martedì 29 dicembre 2009

Sensibilizzazione per conservazione del sangue cordonale



Il Comitato "Un cordone per la vita", in collaborazione con il testimonial della campagna di informazione, lo showman Gianni Ippoliti, organizza il 3 gennaio, all'hotel President di Lecce, una mostra "horror" dei doni irriciclabili e dei regali riciclati (il 4 gennaio ci sarà anche un collegamento in diretta su Raiuno). Il 5 gennaio, invece, dalle 20.30, ci sarà una tombolata di solidarietà con ricchi premi e buffet.
Il programma della manifestazione realizzata con la collaborazione del Comune e della Provincia di Lecce, è stato presentato questa mattina a Palazzo Carafa, alla presenza del sindaco di Lecce, Paolo Perrone, dell'assessore provinciale Bruno Ciccarese, di Gianni Ippoliti e di Ilio Palmariggi per la Asl.
Grazie a una vasta campagna di informazione, in questi anni il Comitato "Un cordone per la vita" ha promosso altre importanti iniziative, raggiungendo ottimi e considerevoli risultati, tra i quali l'attivazione di due centri di prelievo e raccolta del cordone ombelicale, uno nell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce e l'altro presso l'ospedale "Panico" di Tricase. Lo scopo di questa iniziativa, invece, è quello di ottenere una seconda Banca per la conservazione del sangue cordonale (in Puglia ce n'è solo una e si trova a San Giovanni Rotondo) a Lecce. Il progetto è già stato inserito dalla Asl di Lecce nel nuovo Piano di attuazione locale (Pal) ma la decisione finale spetterà alla Regione, come spiega Alessia Ferreri, presidente del Comitato "Un cordone per la vita"

La dismenorrea , le cause come prevenirla e curarla



E' il tipico dolore periodico che si manifesta durante le mestruazioni. La dismenorrea può essere primaria, o funzionale, quando non si collega ad alterazioni del ciclo riproduttivo, oppure secondaria perchè è dovuta a una malattia.
Molte donne soffrono di dismenorrea. Questo disturbo è frequente durante l'adolescenza. Poi con l'età è dopo eventuali gravidanze, diminuisce. Il dolore molto forte, nasce dalle contrazioni uterine ed è aggravato dalla carenza di sangue nella muscolatura dell'utero e quindi di ossigeno tipica del periodo mestruale. In molti casi, la sedentarietà e la "paura" legata all'arrivo delle perdite mestruali possono contribuire ad aumentare la sensazione dolorosa.
Le algie, sono quasi sempre simili a crampi oppure costanti, cominciano nella parte bassa dell'addome ma possono irradiarsi alle gambe o anche alla schiena. Non è raro che, in caso di dismenorrea, la donna sia più nervosa, tenda alla depressione e riferisca frequenti mal di testa.
Essa è un disturbo molto comune che deve essere affrontato con serenità. Ma è importante accertare che, in caso di dismenorrea primaria, gli organi riproduttivi siano normali e quindi i dolori, per quanto insopportabili, non abbiano ripercussioni sulla fertilità.
Il problema deve essere sottoposto ad un ginecologo che può indicare il trattamento più idoneo; a volte viene prescritta anche la pillola anticoncezionale, per aiutare a ridurre le crisi dolorose. In caso di dismenorrea secondaria, quella legata ad altre malattie, bisogna curare la patologia che la genera.
La prevenzione è impossibile, visto che ciclicamente il dolore ricompare. Conviene perciò, imparare a combattere le crisi dolorose.
A volte bastano semplici borse di acqua calda sull'addome, nei casi meno gravi, e gli antidolorifici consigliati dal farmacista, sotto forma di compressa o supposta. Negli altri casi, invecce, è meglio rivolegersi al proprio medico curante.

Feste natalizie ed abbuffate


Capita di mangiare fino a saziarsi ed andare oltre, ma questo fenomeno è particolarmente presente durante le correnti festività.
La causa è da ricercare nella grelina, l'ormone che provoca la fame e la (sovra) alimentazione.
La scoperta arriva dall'Università del Texas (sezione Southwestern Medical Center) diretta dal Dr. Ottor Jeffrey Zigman e pubblicata da "Biological Psychiatry".
Il ricercatore ed il suo staff hanno compiuto dei test su cavie da laboratorio e sono arrivati alla conclusione che, trattati con un'iniezione di grelina, le cavie cercano cibo ben oltre la sazietà. Quando invece l'effetto di tale ormone viene bloccato, i topi perdono interesse per il cibo.
Uno dei ricercatori coinvolti, Mario Periello pensa che: "Lo studio spiega il motivo per cui le persone, dopo un lauto pasto, pur essendo sazie sono indotte a desiderare anche il dessert. Il passo successivo consisterà' nel determinare quali circuiti cerebrali regolino l'attività' della grelina"

Nei college americani, si studia il sesso alieno


Nelle università made in Usa hanno fatto un altro passo verso il futuro. Infatti, hanno introdotto nuove materie di studio: come il sesso.
Per esempio, nel Minnesota il Carleton College riempie le aule per le lezioni di "Sesso e donne", che non si basano su una carrellata di atti erotici ma aiutano a comprendere le definizioni di sesso, donna e orgasmo oltre a fornire delucidazioni per meglio inquadrare i tabù. Mentre La Rochester University propone il corso "Sesso alieno", giusto per cominciare ad avvicinarsi al rapporto sessuale con altri mondi. Ma questi sono solo alcuni esempi delle nuove materie universitarie dei college americani.
Ma non finisce qui... Altra iniziativa riguarda "Come bere negli atenei", che affronta il problema della crescente diffusione di alcolici tra gli studenti e tra chi i corsi se li inventa.

lunedì 28 dicembre 2009

La pubalgia è uno dei disturbi più frequenti in chi fa attività sportiva



E' uno dei disturbi più frequenti in chi fa attività fisica, anche a livello amatoriale, ed è caratterizzata da un dolore localizzato nella regione del pube e dell'inguine.
La pubalgia non è altro che l'esito di un'infiammazione cronica o acuta della zona pubica, dovuta a eccessivo lavoro dei muscoli che vanno a inserirsi sull'osso del pube. Questi muscoli sono gli adduttori dell'anca e i retti addominali.
In caso di pubalgia il dolore può essere molto vario: a volte compare spontaneamente, a volte viene indotto dalla compressione sulla parte infiammata.
Presenta quasi sempre una caratteristica precisa. Scompare durante lo sforzo per ripresentarsi alcune ore dopo che l'esercizio fisico è terminato.
Quando questo accade, le algie non interessano solo il pube ma scendono verso l'inguine e la coscia.
Molte persone ne soffrono, non sapendo spesso, che il loro dolore nasce da questa infiammazione, e tendono a sottovalutarla anche perchè non dà fastidi durante la partita di tennis con gli amici, una corsetta ecc. Si tratta invece di un'infiammazione tutt'altro che trascurabile, che va diagnosticata e curata con attenzione.
La terapia più efficace contro la pubalgia resta sempre il riposo.
Ma chi è abituato a muoversi regolarmente, il riposo non deve trasformarsi in sedentarietà, perchè poialtrimenti si rischia di aumentare il proprio peso. Il riposo deve riguardare solo i muscoli interessati dal processo. E' anche opportuno assumere sostanze ad azione antiinfiammatoria e miorilassante abbinate a trattamenti fioterapici.

Spesso la depressione è la reale causa del dolore psicogeno


E' uno stato di tensione emozionale che si manifesta con la comparsa di sintomatologia dolorosa, pur se in assenza di lesioni organiche in grado di dimostrarla.
Il dolore psicogeno non nasce da una zona del corpo in cui è avvertito, quanto invece, da una condizione psicologica dell'individuo. Thttp://www.blogger.com/img/blank.gifeoricamente il dolore si può manifestare in ogni parte del corpo, anche se è più frequente che compari al collo, alla spalla o alla schiena. La persona non sa riferire con esattezza le caratteristiche del dolore, che viene descritto come sendo di bruciore o di debolezza e non viene localizzato con precisione. Il dolore, però, viene riferito soprattutto quando la persona compie uno sforzo, anche minimo, con la parte del corpo presumibilmente malata. In tutti i casi, la diagnosi di dolore psicogeno non è semplice. Occorre che il medico elimini qualsiasi altra causa organica in grado di indurre la sintomatologia dolorosa, e spesso questa diagnosi per esclusione richiede molto tempo e una grande quantità di esami diagnostici.
Quando si riceve la diagnosi, occorre cercare di capire la causa del malessere della persona.
E' il medico, insieme alla famiglia ed eventualmente allo psicologo, a definire le reali cause del problema psicologico e a mettere in atto le misure terapeutiche più opportune.
Giacché è impossibile spiegare con precisione tale disturbo e la sua origine, non è facile prevenire le "presunte" crisi dolorose. Sotto il profilo terapeutico, invece, risultano spesso poco efficaci i normali antidolorifici, che pure vengono somministrati perchè il paziente ne richiede l'impiego.
Molto più validi sono i farmaci antidepressivi. Spesso, appunto, è la depressione la reale causa di questi dolori.

domenica 27 dicembre 2009

Gli anziani e il sesso


La maggior parte degli anziani desidera ed è in grado di avere un'attività sessuale soddisfacente. Non si ha in entrambi i sessi la perdita della capacità fisica e psichica di avere rapporti, e quindi di esprimere anche in questo modo un sentimento d'amore.
La riduzione della capacità sessuale a volte è il risultato di una malattia o l'effetto collaterale di alcuni farmaci o di particolari condizioni emotive; spesso queste situazioni sono trattabili e reversibili.
Nella donna la perdita della capacità sessuale è meno rilevante che nell'uomo. Le modificazioni degli organi genitali sono di solito legate alla riduzione delle concentrazioni nel sangue degli ormoni estrogeni, durante e dopo la menopausa. Ragion per cui, molti medici consigliano alle donne un trattamento con una terapia sostitutiva di ormoni. Ma non tutti sono d'accordo nel somministrare farmaci che in alcuni casi possono causare effetti collaterali.
Negli uomini, invece, si ha una modificazione più netta della capacità sessuale: le varie fasi sono rallentate, ma quasi sempre mantenute nel loro complesso. Il diabete non curato, ad esempio, è una delle poche malattie che nel tempo può portare all'impotenza, cioè alla perdita della possibilità di avere e di mantenere l'erezione durante un rapporto sessuale. Una volta che il diabete è sotto controllo, la potenza sessuale può essere ripristinata.
Anche farmaci come i tranquillanti, gli antidepressivi, e gli antiipertensivi possono causare impotenza iatrogena, (cioè causata dall'uso di farmaci), o ridurre il desiderio sessuale; con la sospensione della terapia, però tali effetti si bloccano. Il farmacista può indicare i possibili effetti collaterali di ciascun farmaco, ma è opportuno leggere sempre il foglietto illustrativo accluso in ciascuna confezione.
L'impotenza dell'anziano può essere causata anche da problemi emotivi, causati dalla stessa paura dell'impotenza. Ansia, tensione, stress, una malattia possono essere la causa di impotenza a tutte le età.
I cambiamenti dello stile di vita, la vita sedentaria, il pensionamento, il fisico che invecchia possono comunque condizionare in modo negativo l'attività sessuale, che dovrebbe essere vista solo come un mezzo per meglio esprimere l'affetto verso il proprio compagno o compagna.

Il glucosio e il diabete, per saperne di più


Il diabete è una malattia metabolica di grosso impatto sociale. Essa è caratterizzata dall'aumento dei valori del glucosio presente nel sangue (glicemia), che non viene assorbito in quantità sufficiente, e dal passaggio di questo zucchero nelle urine (glicosuria). L'organismo, così ha difficoltà a svolegere le attività quotidiane, mancandogli la principale fonte energetica che è il glucosio.
Infatti, alimenti come il pane, la pasta, i dolci, la frutta ecc. sono tutti trasformati in glucosio. Esso rappresenta per l'organismo "un carburante", che circola nel sangue in parte pronto per un uso immediato, e in parte immagazzinato nel fegato e nel muscolo come riserva (glicogeno).
Quando si soffre di diabete, il meccanismo che controlla i valori glicemici si altera e si verificano forti oscillazioni con picchi che possono superare anche di molto il limite dei valori normali (circa 110 ml/dl). Se il diabete non viene controllato in modo costante, nel tempo possono arrivare complicazioni a carico di organi vitali come i reni, gli occhi, i nervi o i vasi sanguigni. Il diabete compare quando il pancreas non produce una sufficiente quantità di insulina oppure quando l'insulina non è abbastanza efficace nei tessuti.
Esistono due tipi principali di diabete:
- il tipo 1°, cioè il diabete insulino-dipendente , che rappresenta la forma più grave della malattia; può manifestarsi a qualunque età, anche se in genere compare durante l'infanzia o l'adolescenza. In questo caso è necessario il trattamento a vita con insulina, accompagnato da esercizio fisico e da una dieta controllata
- il tipo 2°, cioè il diabete non insulino.dipendente , che è il più comune nelle persone anziane. La maggior parte delle persone che ne soffrono non necessitano di iniezioni di insulina. In genere, riescono a controllare il livello di glucosio nel sangue, solo tramite la riduzione del peso corporeo, l'esercizio fisico, una dieta adeguata ed eventualmente farmaci ipoglicemizzanti somministrati per bocca.
Quando ci si trova di fronte al diabete, oltre ai periodici controlli clinici necessari per capire lo stato della malattia, alla dieta specifica indicata dal medico specialista diabetologo, un importate aiuto può essere dato anche dal farmacista.
Il diabete, spesso si identifica attraverso dei semplici esami delle uriene e del sangue.
In genere, chi soffre di diabete si sente debole ed affaticato, oppure presenta sintomi che possono sfuggire all'attenzione, ad una prima indagine superficiale.
Altre persone presentano segni altri sintomi come: sete, frequente bisogno di urinare, una inspiegabile perdita di peso, stanchezza, prurito, vista annebbiata, tendenza a contrarre infezioni della pelle, e ritardata cicatrizzazione delle ferite. La presenza di questi sintomi deve essere subito riferita al medico.
Il diabete è una malattia che permette di condurre comunque una vita normale; basta solo rispettare la dieta, fare esercizio fisico in maniera regolare, prendere i farmaci prescritti dal medico.

Si chiamano Sumo, le proteine capaci di riparare le doppie rotture al DNA che portano al cancro


L'ultima scoperta, riguarda le Sumo, proteine in grado di riparare i danni al Dna che portano al cancro; questo potrebbe portare a trovare nuovi tipi di farmaci anti-tumore. Le due ricerche, pubblicate sulla rivista Nature sono state condotte da due team, finanziati dal britannico Cancer Research e dalla Breast Cancer Campaign. La famiglia delle proteine Sumo (Small Ubiquitin-like Modifier) rintraccia le zone del corpo in cui si è verificato il danno al Dna, si attacca alle proteine normali e le guida a risolvere i difetti genetici. In tal modo, le Sumo possono riparare le doppie rotture del DNA (double strand breaks), il tipo più grave di danno al Dna, che avviene quando i due filamenti del DNA si spezzano in due tronconi. Il ricercatore Steve Jackson, esperto mondiale nella ricerca di danni al Dna, e il suo team presso l'Universita' di Cambridge hanno studiato queste interruzioni provocandole con radiazioni o laser altamente mirati: per studiare il ruolo delle Sumo, i ricercatori le hanno colorate con colori e pennarelli incandescenti (questo ha così permesso loro di osservare con potenti microscopi come si muovono intorno alle cellule). Jackson ha scoperto che quando si verificano doppie rotture al Dna, le proteine Sumo affluiscono sul sito del danno nel giro di pochi minuti, lì rimamgono per un paio d'ore e alla fine se ne vanno. Inoltre, per collegare le proteine Sumo ai siti del danno sono necessarie due altre proteine supplementari, Pias1 e Pias4, che non erano mai state collegate alla riparazione del Dna. L'altro gruppo di studio, invece, diretto da Joanna Morris presso il Kings College di Londra , è stato in grado di seguire il processo di riparazione che avviene sul gene BRCA1 che, se danneggiato, è associato con un rischio molto elevato di cancro al seno, alle ovaie e alla prostata. La Morris e il suo team hanno scoperto che, in qualche modo, le proteine Sumo si bloccano sulle proteine BRCA1 in risposta al danno del Dna, trascinandole nei siti interessati. Ma non solo contribuiscono a far arrivare le BRCA1 al posto giusto, ma la aiutano a fare bene il loro lavoro. Una scoperta che, secondo la scienziata, "è il primo passo verso lo sviluppo di farmaci che possono proteggere le cellule normali dagli effetti collaterali della chemioterapia o migliorare l'efficacia dei trattamenti per il cancro al seno".

sabato 26 dicembre 2009

E' stato scoperto l'ormone che potrebbe inibire la riproduzione


Anni fa negli uccelli e nelle zebre è stato indentificato l'ormone: GNIH, ed oggi si è scoperto che negli uomini svolgerebbe la stessa funzione, cioè da inibitore di un altro ormone responsabile della riproduzione.
Il GNIH è in grado di bloccare l'azione della gonadotropina, la quale è preposta al rilascio di GNRH, l'ormone che regola appunto i meccanismi di riproduzione biologica.
Utilizzando questo gene, si potrebbe pertanto inibire la funzione riproduttoria.
La scoperta è arriva da un gruppo di neuroscienziati americani dell'Università della California con sede a Berkeley coordinati dal dott. Takayoshi Ubuka, il quale ha dichiarato che: “identificare l’ormone inibitorio negli esseri umani ci costringe a rivedere la nostra comprensione del meccanismo di controllo della riproduzione umana. Ci auguriamo che questo stimolerà studi clinici su persone con pubertà precoce o in materia di contraccezione”.
Il gene potrebbe, infatti, avere effetti anche sulla pubertà, giacchè è considerato che nella maggior parte dei casi gli ormoni coinvolti nella riproduzione sono alla base della degenerazione cellulare e dello sviluppo di tumori, si potrebbe utilizzare anche come agente anticancro.
Si continuerà ad approfondire questa scoperta, sperando di utilizzarne la conoscenza anche a vantaggio di alcune patologie, oltre che ricavandone un nuovo contraccettivo.

giovedì 24 dicembre 2009

La strada per curare il glioblastoma arriva da due ricercatori italiani


Da due ricercatori italiani è arrivata la scoperta delle cause del glioblastoma, il tumore che colpisce il cervello.
Con un esperimento su cavie di laboratorio, Antonio Iavarone e Andrea Califano sono riusciti a interrompere la proliferazione delle cellule maligne dovute al cancro.
La parte medico-scientifica della ricerca si deve ad Antonio Iavarone e alla moglie Anna Lasorella, mentre Andrea Califano, che alla Columbia University insegna Bioinformatica, si è occupato di assicurare il contributo informatico indispensabile all'analisi e allo sviluppo dei dati.
Si è studiata l'individuazione dei geni responsabili dei tumori del cervello, e così con la potenza di calcolo garantita dal sistema informatico ideato da Califano, gli scienziati hanno potuto ricostruire l'identità e la situazione complessiva dei geni che si muovono all'interno di un tessuto nel momento in cui si sviluppa un cancro.
Il dott. Iavarone, è partito da un gruppo di cellule malate prelevate dai pazienti, messe in coltura e attraverso un algoritmo informatico ha osservato l'evoluzione della malattia. In questo modo è risalito ai "master genes", i frammenti di DNA che guidano lo sviluppo del tumore.
I due geni, sono stati chiamati C/EBP e STAT 3 e rappresentano il ponte di comando del glioblastoma, i geni che regolano e condizionano negativamente il comportamento delle altre cellule, costrette alla fine alla degenerazione: “Quando la coppia di geni è attiva simultaneamente, inizia ad 'accendere' centinaia di altri geni che trasformano le cellule normali del cervello in cellule molto aggressive, con la tendenza a migrare ed estendere il loro raggio d'azione. Sopprimere la coppia di geni può rappresentare l'unica opportunità di trattamento per i pazienti che non rispondono alle cure usate finora”, spiegano i ricercatori.
La tecnica è stata sperimentata sui topi da laboratorio, le cui cellule malate sono state sottoposte a terapia genica per la disattivazione dei due geni C/EBP e STAT 3. La proliferazione si è fermata, ma ora è necessario rendere la tecnica accessibile anche all'uomo, anche se lo stesso Iavarone manifesta la necessità di trovare una strada più semplice della manipolazione del Dna. Il prossimo obiettivo, sarà quello di trovare uno o più farmaci che interferiscano con i fattori di trascrizione dei geni, anziché sui geni stessi e l'individuazione di un farmaco in grado di mettere in difficoltà il sistema messo in moto dai due geni.

mercoledì 23 dicembre 2009

Arriva il reggiseno che fa scoprire il tumore al seno


Elias Siores, direttore del Centre for Research Innovation dell'University of Bolton e inventore dello "smart bra" spiega che l'indumento intimo dovrebbe scoprire delle neoplasie al primo stadio. Questo sarebbe possibile, grazie alla termografia: improvvisi picchi di calore che possono denotare un aumento del flusso sanguigno verso un tumore in fase di sviluppo. Il ricercatore spiega anche, che la sua invenzione sfrutta micro-onde passive: in sostanza, trasferisce al capo di lingerie la stessa tecnologia oggi usata per localizzare i sottomarini.
Inoltre, questo reggiseno potrebbe essere usato anche per valutare l'efficacia dei trattamenti anti-cancro. Lo "smart bra", inoltre, sarà dotato di un allarme sonoro o visivo, per allertare chi lo indossa sulle necessità di un controllo medico o di un esame diagnostico.
Questa novità lascia perplessi gli oncologi, in quanto, l'accuratezza della termografia lascia ancora molto a desiderare e potrebbe trasformarsi in un "boomerang" per le donne, così come spiega la chirurga senologa Daniela Terribile, del Policlinico Gemelli di Roma, il "reggiseno intelligente" anti-tumore potrebbe far sentire le donne al sicuro, condizionandole al punto da spingerle a trascurare i controlli.
Non solo. "La termografia, che tante speranze aveva suscitato 30 anni fa, è stata abbandonata nei primi anni '80 per l'alto tasso di falsi positivi. Inoltre le variazioni di temperatura all'interno del seno, che dovrebbero segnalare la presenza di una formazione maligna, sono diverse in base alle caratteristiche delle pazienti".
Pertanto, questo reggiseno altamente teconologico, potrebbe allarmare fuori misura e inutilmente chi lo indossa. Tra l'altro, "le lesioni più profonde potrebbero sfuggire ai sensori di calore".

martedì 22 dicembre 2009

L'influenza A sta scemando


L'influenza A, che tanto ha spaventato tutto il mondo, sta scemando, ma non bisogna ancora abbassare la guardia, perchè questo virus sta passando, ma è probabile che se ne sostituirà uno nuovo. Questo è quanto spiegano il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, e il segretario della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Gabriele Peperoni, in una nota congiunta.
La Federazione degli ordini dei medici e i medici, martedì prossimo comunicheranno le strategie e i protocolli innovativi da mettere in atto in ogni possibile pandemia futura.

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